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Consulenza Cloud e migrazione

Adozione del cloud e migrazione di applicazioni e infrastruttura, con costi sotto controllo e senza riscrivere tutto dal primo giorno.

Il problema che di solito trovo

Il cloud raramente arriva per decisione unitaria. Nella maggior parte delle organizzazioni con cui lavoro è entrato in modo frammentario: un team che ha aperto un account per un prototipo, un fornitore che ha portato con sé la propria infrastruttura, una migrazione parziale interrotta a metà. Il risultato è un ambiente ibrido non progettato, con account che nessuno governa e una spesa che cresce senza che sia chiaro chi la produca.

La seconda variante che incontro spesso è opposta: il “lift and shift” completato ma mai finito davvero. Le macchine virtuali sono state spostate, l’architettura è rimasta quella di prima, e adesso si pagano le stesse risorse di prima con in più il margine del provider. Il cloud viene percepito come un fallimento quando in realtà non è mai stato adottato, solo affittato.

Come intervengo

Il punto di partenza è la classificazione dei carichi di lavoro. Ogni applicazione viene valutata su quanto è accoppiata all’infrastruttura sottostante, quali dati tratta, quali vincoli normativi la riguardano e quanto è variabile il suo profilo di utilizzo. Da questa griglia emerge in modo abbastanza naturale che cosa vada spostato così com’è, che cosa vada rivisto durante la migrazione e che cosa convenga lasciare dov’è.

Prima di spostare qualsiasi cosa si prepara la landing zone: struttura degli account, rete, identità e permessi, gestione dei segreti, convenzioni di naming e tagging. Tutto descritto in Terraform, perché un ambiente cloud costruito a mano riproduce nel giro di due anni esattamente il disordine da cui si voleva uscire.

La migrazione procede poi per ondate, partendo da carichi a basso rischio che servono a validare gli automatismi. Ogni ondata ha criteri di uscita espliciti, e le prime vengono eseguite insieme al team interno perché diventino il modello per quelle successive.

La governance dei costi, dal primo giorno

Il controllo della spesa non è una fase finale di ottimizzazione, è una proprietà da costruire fin dall’inizio. Se il tagging è coerente dal primo deploy, attribuire i costi a un team o a un progetto è immediato; se lo si introduce dopo, diventa un lavoro archeologico su risorse di cui si è persa la traccia.

In pratica significa budget e allarmi per ambiente, revisione periodica del dimensionamento, spegnimento automatico di ciò che non serve fuori orario, e una regola semplice: ogni risorsa deve avere un proprietario identificabile.

Cosa include

  • Assessment del portafoglio applicativo e classificazione dei carichi di lavoro
  • Piano di migrazione per ondate, con criteri di uscita per ciascuna
  • Landing zone e struttura degli account/subscription in Terraform
  • Modello di governance: naming, tagging, budget e allarmi di spesa
  • Migrazione assistita dei primi carichi, come riferimento per i successivi

Domande frequenti

Da dove si comincia una migrazione in cloud?

Da un inventario onesto di ciò che si ha. Prima di scegliere un provider o un'architettura serve capire quali applicazioni esistono, come sono accoppiate tra loro, quali dati trattano e quali vincoli normativi le riguardano. Solo a quel punto ha senso decidere che cosa spostare così com'è, che cosa rivedere e che cosa conviene lasciare dov'è.

Conviene sempre migrare tutto in cloud?

No, e dirlo fa parte del lavoro. Alcuni carichi hanno un profilo di utilizzo costante e prevedibile per cui il cloud pubblico è semplicemente più caro. Altri sono legati a hardware o licenze che rendono la migrazione sproporzionata rispetto al beneficio. Un piano credibile include anche ciò che resta dov'è.

Con quali cloud provider lavori?

AWS, Microsoft Azure e Google Cloud, oltre a scenari ibridi e on-premise basati su Kubernetes. L'approccio è di mantenere gli automatismi il più possibile portabili con Terraform e strumenti CNCF, e di rendere esplicita ogni dipendenza specifica dal provider.

Come si evita che i costi cloud sfuggano di mano?

Rendendoli visibili prima che diventino un problema. Significa una convenzione di tagging applicata dal primo giorno, budget e allarmi per ambiente, dimensionamento delle risorse rivisto periodicamente e spegnimento automatico degli ambienti non produttivi. La maggior parte degli sprechi che incontro non deriva da scelte sbagliate, ma da risorse che nessuno sa più a chi appartengano.

Quanto dura una migrazione cloud?

Le prime ondate di carichi non critici si completano tipicamente in poche settimane dopo la preparazione della landing zone. Un portafoglio applicativo esteso richiede più mesi. Lavorare per ondate serve proprio a rendere disponibile valore in modo continuo, invece di attendere la fine di un progetto unico.

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